Gli obiettivi dei fotografi professionisti  e gli smartphone dei turisti dilettanti li cercano, in lungo ed in largo, nei souk e nelle medine,……..

ma loro custodi ed, ormai, parte integrante dell’ architettura  dei centri storici,  per niente infastiditi da quegli idiomi stranieri che riempiono  le botteghe dei souvenir  e sdraiati all’ombra di una bancarella,  poco si curano di nascondere i loro musetti e la loro privacy. Non disdegnano neppure  qualche carezza assestata, in tutta fretta, da qualche animalista di passaggio.

I gatti di Marrakech non sono dei randagi

i gatti di Marrakech

Loro…  i gatti,  vivono in piccole colonie ma non possono essere considerati randagi perché, a Marrakech così come ovunque in Marocco, vengono coccolati dall’ intera popolazione, adottati  dagli hotel  e dai ristoranti,e rifocillati  dai macellai e dai pescivendoli  con bocconi prelibati che  poco hanno da spartire con gli avanzi del pranzo o della cena. Già  perché nell’ Islam i gatti, al contrario dei cani, sono considerati animali puliti ( e non solo per tutto il tempo che dedicano alla loro toilette) , si sono assunti  l’ onere  di tenere lontani topi e scorpioni dai luoghi abitati e non impediscono agli angeli di entrare nelle case.

Lo scrittore e poeta  marocchino Taher Ben Jelloun , nell’ incipit del suo romanzo “Partire” ci  racconta dei felini della terra del Rif  testimoni e custodi dei sogni ,  sia di quelli che,  probabilmente,  troveranno la strada per essere realizzati  e  sia di quelli che resteranno arenati nel mondo  della  fantasia:

“À Tanger, l’hiver, le café Hafa se transforme en un observatoire des rêves et de leurs conséquences. Les chats des terrasses, du cimetière et du principal four à pain du Marshan se réunissent là comme pour assister au spectacle qui se donne en silence et dont personne n’est dupe…”

Che tradotto in italiano suona più o meno così:

“A Tangeri, d’inverno, il Caffè Hafa si trasforma in un osservatorio dei sogni e delle loro conseguenze. I gatti delle terrazze, del cimitero e del forno più importante del Marshan si danno appuntamento lì come per assistere a uno spettacolo silenzioso da cui tutti si fanno incantare”.

Leggende sui gatti in Marocco

I gatti , quindi, con molta comodità e disinvoltura riescono ad essere  protagonisti nella letteratura  oltre che nella quotidianità marocchina… Ma la leggenda più deliziosa  e diffusa è quella che racconta della  gattina Muezza che un giorno si era addormentata sulla manica del djellaba di  Maometto.

Il Profeta amava tutti gli animali e possedeva diversi gatti,  ma era giunta  l’ ora della preghiera  e, dovendo andar via, non  se la sentì  di disturbare il sonno della sua micetta , e decise di tagliare  il pezzo di stoffa del suo abito per consentirle di continuare a dormire placidamente. Al ritorno dalla Moschea, Maometto fu accolto dalle fusa, dalle dimostrazioni d’ affetto, e da un inchino che il piccolo animale fece inarcando la schiena : era il suo modo per ringraziare il  padrone per il suo rispetto e per la sua sensibilità .

Il Profeta sorpreso e commosso accarezzò Muezza tre volte sul dorso, lasciando  quelle sottili striature che ancora  oggi vediamo sul mantello di molti felini, e  regalando a tutti i gatti  la facoltà  di cadere da qualunque altezza, sempre  e comunque, su tutte e  quattro  le zampe  e…, naturalmente,  l’ ingresso in Paradiso.

Rosa Polito

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Foto e Testi del presente post sono di
Rosa Polito
Pubblicista dal 1992, si è laureata in Lettere Moderne nel 1993 ottenendo anche la pubblicazione di una tesi sulle tecniche socio-linguistiche della stampa locale.Fotografa naturalista per hobby ed imbrattatele per spasso. Ed insegnante ? Ogni tanto…quando si ricorda di rispolverare i diplomi…
Da alcuni anni gestisce la pagina Facebook La Principessa delle Maree che si occupa di “mare & dintorni”.

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